HHT E VACCINAZIONE ANTICOVID

Dott.ssa Samanta Romeo

I vaccini anti COVID-19 utilizzati appartengono a due differenti categorie;

Vaccini mRNA:

  • Pfizer BioNTech (Comirnaty): somministrato in due dosi con un intervallo di 21 giorni;
  • Moderna Biotech (Spikevax): somministrato in due dosi con un intervallo di 28 giorni.

Vaccini a vettore virale:

  • AstraZeneca (Vaxzevria): somministrato in due dosi intervallate da 10 – 12 settimane (momentaneamente sospeso in molti paesi europei)
  • Janssen Johnson & Johnson: somministrato in una dose singola


Criteri di scelta per la somministrazione dei vaccini anti COVID-19

Il 1° criterio è anagrafico:
per la fascia dai 12 ai 17 anni è approvato Pfizer; dai 18 ai 49 anni Pfizer e Moderna; dai 50 ai 59 anni Pfizer e Moderna, ma nei pazienti non vulnerabili è proposto anche Johnson & Johnson; dai 60 ai 79 anni Pfizer o Moderna e nei pazienti non vulnerabili anche Vaxevria o Johnson & Johnson; over 80 Pfizer o Moderna.

Il 2° criterio riguarda la presenza di situazioni di vulnerabilità o severa fragilità, come in caso di:
malattie respiratorie che necessitano di O2 terapia; malattie cardiovascolari in stadio avanzato, come lo scompenso cardiaco di classe 3 o 4 NYHA; malattie neurologiche degenerative cerebrovascolari con compromissione dell’autonomia o ictus cerebrale recente; diabete e altre endocrinopatie severe; cirrosi epatica; malattie genetiche dell’emoglobina; fibrosi cistica, sindrome di Down; obesità grave; condizioni di disabilità fisica e psichica che rientrano nella legge 104.

Una 3a condizione che va sempre valutata nella decisione relativa a quale vaccino utilizzare è la condizione di immunocompetenza del paziente.
Un paziente viene definito non immunocompetente in presenza di patologie neurologiche degenerative con disabilità, insufficienza renale cronica grave in dialisi, condizioni di immunodeficienza per patologie autoimmuni, deficienze primitive e secondarie a malattie o a farmaci onco-ematologici, nei trapiantati con organo solido o cellule midollari o in lista di trapianto, terapie immunosoppressive molto importanti.

Una 4a condizione particolare è come vaccinare il paziente che ha avuto una pregressa infezione da COVID-19.
1° Se il paziente è immunocompetente, può essere vaccinato con schema a singola dose a partire da 3 mesi dalla guarigione e entro i 12 mesi.
2° Se il paziente ha una insufficienza immunitaria primitiva o secondaria deve essere vaccinato con un ciclo completo a partire da 3 mesi dall’avvenuta guarigione.
Nel caso di una pregressa infezione, nessun test sierologico (anticorpi circolanti) sarà utile per decidere con quante dosi vaccinare il paziente.

5a condizione particolare è quello della gravidanza e dell’allattamento.
La vaccinazione anti SARS-COV2 deve essere raccomandata a tutte le donne in gravidanza in qualunque momento della gravidanza. Così come durante l’allattamento, che non deve essere sospeso, ma va promosso e sostenuto.
Per le donne in cerca di una gravidanza non è necessario un tempo di attesa prima della vaccinazione. Così come non è necessario attendere un tempo di latenza fra l’avvenuta vaccinazione e l’eventuale concepimento.
Unica precauzione in caso di gravidanza è quella di distanziare eventuali altre vaccinazioni (es. vaccino per la pertosse) di almeno 14 giorni, ma solo per motivi di farmacovigilanza.
Le affermazioni sopra riportate si basano su dati clinici che hanno dimostrato che la gravidanza aumenta di ben tre volte il rischio di COVID severo e quindi di ricovero in terapia intensiva. Rischio aggravato da fattori quali l’etnia, l’obesità, l’età (maggior di 35 anni) e l’eventuale presenza di patologie concomitanti come l’ipertensione, diabete (anche gestazionali), asma.

Principali novità relative alle vaccinazioni anti SARS COV-2
Dose addizionale e richiamo o dose booster
Dal 27 settembre 2021 si è iniziato a parlare di dosi addizionali e dosi di richiamo erroneamente definite anche terze dosi. Erroneamente perché sono due concetti differenti:

Dose addizionale.
La dose addizionale è una dose che viene riservata solo a pazienti non immunocompetenti, trapiantati, dializzati cronici, o immunocompromessi in quanto affetti da patologie autoimmuni. La dose addizionale è anche riservata ai pazienti che hanno avuto un pregresso COVID e per completare il ciclo vaccinale hanno eseguito una dose entro i 12 mesi.
Dal 4 di ottobre questi pazienti possono ricevere una dose addizionale con un vaccino a mRNA (Pfizer o Moderna), che deve essere somministrata a partire da 28 giorni dalla fine del ciclo vaccinale.

Dose di richiamo o dose booster.
È la dose di richiamo riservata a chi ha già completato un ciclo vaccinale.
Dal 4 di ottobre 2021 la somministrazione della dose di richiamo “booster” è stata estesa progressivamente alle categorie over 80, personale e ospiti delle residenze per anziani, professionisti e operatori sanitari, pazienti con elevata fragilità e over 60.
Dal 22 novembre 2021 è stata estesa anche alle persone di età compresa fra 40 e 59 anni e dal 1 ° dicembre può essere somministrata a tutte le persone con più dai 18 anni.
Inizialmente erano richiesti 6 mesi dalla fine del ciclo vaccinale. Dal 22 novembre può invece essere somministrata dopo 5 mesi e probabilmente dal 15 dicembre diventerà obbligatoria per operatori sanitari, insegnanti, forze di polizia e esercito.
Per le dosi booster sono approvati solo vaccini mRNA, a prescindere dal tipo di vaccino utilizzato per il primo ciclo vaccinale.
È utile precisare che le persone vaccinate con Johnson & Johnson (dose unica) avranno come dose booster non una terza, ma una seconda dose.

Somministrazione concomitante di vaccini.
Il tema è pertinente soprattutto per il concomitante avvio della campagna vaccinale antiinfluenzale.
Si possono distinguere due situazioni in relazione alla tipologia dei vaccini:

Vaccini vivi attenuati:
morbillo, parotite, varicella e anti-zooster, rosolia, spray nasale antiinfluenzale (utilizzato solo in età pediatrica) e anti febbre gialla.
Questi vaccini attenuati devono essere somministrati a una distanza minima di 14 giorni dal vaccino anti SARS COV-2.

Vaccini inattivati o componenti antigenici:
Per qualunque altro tipo di vaccino utilizzato in Italia, non vivo attenuato, come nel caso del vaccino antiinfluenzale, la somministrazione può essere concomitante con il vaccino per la SARS COV-2.
Un caso particolare è il caso della gravidanza, che per motivi di farmacovigilanza la somministrazione del vaccino anti SARS COV-2 va distanziata di 14 giorni l’eventuale somministrazione di altri vaccini.


RISPOSTE ALLE DOMANDE PIU’ FREQUENTI CHE I PAZIENTI HHT PONGONO IN RELAZIONE ALLA VACCINAZIONE SARS COV-2

Un paziente affetto da HHT deve Vaccinarsi ?
Assolutamente sì!
La vaccinazione anti SARS COV2 deve essere incoraggiata fra i pazienti HHT, soprattutto se frequentano spesso l’ospedale, se di età > 50 anni o portatori di altre patologie (malattie respiratorie, cardiovascolari, diabete, obesità).

Quale vaccino è preferibile somministrare ad un paziente affetto da HHT ?
Ad oggi non ci sono dati sufficienti per definire una preferenza fra le tipologie di vaccini, quindi vaccini mRNA o a vettore virale.

Un paziente affetto da HHT può avere un accesso preferenziale alla vaccinazione rispetto alla popolazione generale ?
No, a meno che non coesistano condizioni di fragilità correlate o meno all’HHT.
Nel foglietto illustrativo si dice che le persone con disturbi di tipo emorragico devono fare attenzione
al vaccino.

Questo coinvolge anche i pazienti HHT ?
No. Questa indicazione riguarda i pazienti affetti di coagulopatie primitive o secondarie a concomitanti terapie anticoagulanti. In particolar modo è una attenzione esclusivamente relativa all’ipotetica comparsa di lividi o ematomi nel punto di inoculazione del vaccino.

Dal momento che l’HHT è una malattia dei vasi sanguigni, i pazienti affetti sono a maggior rischio di trombosi secondaria al vaccino rispetto alla popolazione generale ?
No, la vaccinazione anti COVID19 è sicura ed efficace in ugual misura tra i pazienti affetti da HHT e la popolazione generale.

I pazienti HHT possono essere esonerati dalla vaccinazione anti COVID19 ?
No, anzi la vaccinazione deve essere assolutamente incoraggiata. Le possibili controindicazioni devono essere valutate caso per caso, come per la popolazione generale. Anzi, è necessario ribadire che i pazienti HHT con comorbidità associate sono più vulnerabili e quindi più a rischio di avere una infezione da covid 19 severa.
Questi sono i pazienti con scompenso cardiaco, ipertensione polmonare, pazienti con fistole AV polmonari che hanno livelli di O2 nel sangue cronicamente bassi (SpO2 < 90), pazienti con frequenti accessi in ospedale/strutture ospedaliere, (es. infusioni di ferro, trasfusioni di sangue, trattamenti farmacologici con bevacizumab).

Ci sono controindicazioni alla vaccinazione dei bambini affetti da HHT ?
No, non ci sono motivi per non vaccinare i bambini o gli adolescenti affetti da HHT di età uguale o superiore a 12 anni. In tutta Europa, compresa quindi anche l’Italia è approvata la vaccinazione con il vaccino Pfizer.

Una paziente affetta da HHT gravida, deve vaccinarsi ?
Assolutamente non ci sono controindicazioni. Anche per le pazienti HHT devono seguire le linee guida nazionali e internazionali di ginecologia.

La 3a dose è utile ?
Si è visto che la 3a dose potenzia nel tempo la risposta immunitaria contro il COVID e quindi sicuramente è utile. Infatti è stata estesa a tutte le categorie di persone sopra i 18 anni e probabilmente verrà resa obbligatoria per alcune categorie come operatori sanitari, insegnanti, forze dell’ordine ed esercito.

I vaccini anti COVID sono ancora farmaci sperimentali ?
No, i vaccini attualmente in uso sono approvati sia dall’Agenzia Europea (EMA) che dall’Agenzia Italiana (AIFA) del farmaco. Non sono quindi vaccini sperimentali anche se è in corso la fase 4 di farmaco sorveglianza, come per tutti i farmaci nuovi immessi in commercio.

Dalla presentazione della Dott.ssa Samanta Romeo: webinar 21a Riunione Nazionale dei Pazienti HHT – 17 ottobre 2021

Rivedi la presentazione: https://www.hht.it/edizioni-web-straordinarie/