Saluto del presidente
Cari amici e sostenitori dell’Associazione Italiana HHT Onilde Carini APS,
da 25 anni la nostra Associazione opera e sviluppa i principi che portarono un gruppo di medici e di pazienti alla sua fondazione.
Anche l’anno 2025 è stato caratterizzato da tanti eventi, attività ed iniziative che hanno coinvolto i componenti del Consiglio Direttivo, ma anche tanti collaboratori, amici e sostenitori, come è stato relazionato nella Riunione Annuale tenutasi a Crema il 27 Settembre, che ricordiamo è disponibile come registrazione integrale sul Sito dell’Associazione www.hht.it
Le attività dell’Associazione sono rivolte a tutte le persone coinvolte con l’HHT, in particolare i malati e le loro famiglie.
Associarsi significa sostenere e aver parte nelle iniziative dell’Associazione, che si incentrano sul Sito, in continuo aggiornamento e sviluppo; sugli altri canali social; sul Percorso Pollicino; sulla Riunione Nazionale annuale dell’Associazione; sulla compartecipazione a iniziative nazionali e internazionali di informazione e promozione della malattia; sulla pubblicazione di opuscoli, strumento prezioso di conoscenza – disponibili su richiesta in Segreteria. Segnaliamo l’ultimo editato: “HHT e adolescenza”, dedicato ai giovani che si trovano ad avere la sindrome HHT.
L’attività ordinaria si svolge con l’attenzione alla comunicazione, alla gestione dei soci, alla gestione economica, ai rapporti istituzionali.
Meritano di essere però evidenziate due attività significative, in ambiti diversi, che hanno coinvolto, e stanno coinvolgendo l’impegno del Direttivo.
- La riunione del BEE Meeting che si è svolta a Crema, in sala Polenghi, il 24 e 25 Maggio 2025
- L’avvio del progetto di revisione ed adeguamento alla protezione dei dati sensibili
BEE Meeting: abbiamo già proposto in una precedente Newsletter (24 Marzo) il significato e l’importanza di questo evento. Sono stati trattati e discussi dagli esperti dei maggiori centri clinici e di ricerca europei tutti gli aspetti della malattia sia clinici che di impatto nella vita di tutti i giorni; inoltre lo stato delle cure e la loro possibile evoluzione.
Il Meeting è stato molto interessante ed apprezzato, con contributi scientifici e pratici di grande valore svolti da 15 relatori. Una cinquantina di presenze in aula ed una trentina in collegamento. 12 Paesi. Un paziente ha raccontato esperienze di vita raccolte dalle storie cliniche di una diecina di malati, con lo scopo di testimoniare agli esperti scientifici l’impatto umano della sindrome cui dedicano studi e tempi.
Progetto di revisione ed adeguamento della protezione dati sensibili
L’esigenza di avere maggior sicurezza della privacy nasce dal fatto che vi sono costantemente dati sensibili residenti sul web e che periodicamente si trasmettono per lo svolgimento delle attività proprie dell’Associazione: iscrizioni, newsletter, comunicazioni, contabilità… Con l’aiuto di uno Studio Legale esperto della problematica abbiamo messo a punto un insieme di documenti e procedure con una ragionevole attenzione ad adeguare le richieste legate alla privacy, che sono da ottemperare, al fatto che l’Associazione non tratta dati clinici degli associati, e che le dimensioni dell’Associazione ed i rapporti con fornitori sono molto pochi: crediamo di aver realizzato un ragionevole profilo di protezione.
Anche quest’anno abbiamo dedicato la parte maggiore delle risorse economiche, che provengono dalle quote sociali, dalle donazioni, dal 5×1000, a sostenere le attività di ricerca e cliniche dei centri di riferimento di Crema e di Pavia per le iniziative specifiche in ambito HHT.
Da sempre sosteniamo il più possibile le attività di ricerca e cliniche nelle strutture di riferimento certificate per la nostra malattia: riteniamo infatti che questa sia la strada maestra per contribuire allo sviluppo delle migliori pratiche terapeutiche e di conoscenza della malattia.
Quest’anno inoltre si è dato un contributo speciale al BEE Meeting di Maggio.
Colgo l’occasione di questo saluto per ricordare la pubblicazione a cura di VASCERN del Febbraio 2025, ben riportata nella Newsletter del 15 Febbraio, di uno studio intitolato “Telangiectasia” emorragico ereditaria che fornisce uno sguardo completo e aggiornato su questa rara malattia vascolare genetica. Il documento approfondisce le cause sottostanti, le caratteristiche cliniche chiave e gli ultimi progressi nel trattamento, offrendo speranza per una migliore cura e qualità della vita per le persone colpite da questa condizione.
E per parteciparvi la nostra grande speranza e riconoscenza per il lavoro svolto dal centro HHT di Crema, uno dei due centri coordinatori della sperimentazione condotta a livello internazionale, che con la pubblicazione dei dati di sicurezza e di efficacia del primo farmaco dedicato specificatamente all’HHT apre le porte ad un nuovo ed entusiasmante filone di ricerca clinica sull’Engasertib e i farmaci che ne deriveranno.
In questa newsletter un articolo specifico su questo avvenimento, carico di speranze.
Concludo ricordandovi i due pilastri essenziali che permettono di proseguire il nostro impegno:
- Il 5 per mille è la forma più importante di finanziamento. Ringrazio tantissimo chi ci indica. Grazie a chi si impegna per aumentare il numero di chi ci sceglie!!!
- L’iscrizione all’Associazione; un piccolo contributo, a cui si può aggiungere un gradito extra.
I numeri sono importanti, ma ancora di più la fedele vicinanza di chi accompagna il nostro impegno.
Grazie
Giuseppe Regalia
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RARE BAROMETER
Fino al 14 dicembre è disponibile il nuovo sondaggio di Rare Barometer su cosa può aiutare le persone che vivono una condizione rara o non diagnosticata.
Raccontaci cosa ti aiuta a convivere con una malattia rara o non diagnosticata!
L’ obiettivo del sondaggio è quello di comprendere meglio la Tua esperienza ponendo domande su come affronti lo stress quotidiano, sul supporto su cui puoi contare o su come riesci a studiare, lavorare e fornire un contributo nella Tua comunità pur vivendo con una condizione rara o non diagnosticata. Questo ci aiuterà a promuovere soluzioni su misura per le persone che vivono con condizioni rare e per le loro famiglie, affinché possano godersi appieno la loro vita.
Più persone parteciperanno al sondaggio, più forte sarà la nostra voce!
A seguito della tua partecipazione allo studio, sarai informato sui risultati e, inoltre, condivideremo questi dati con i decisori politici affinché si realizzino cambiamenti concreti per la comunità delle malattie rare.
- Tutte le informazioni condivise con noi sono assolutamente confidenziali e conformi al regolamento generale sulla protezione dei dati.
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CREMA BEE MEETING 2025: Novità e Aggiornamenti dall’Europa
Dott. Antonio Cerrone
Siamo orgogliosi, come Associazione Italiana HHT Onilde Carini, di aver collaborato al grande successo del Bee Meeting, che quest’anno si è tenuto a Crema nel maggio scorso. Un evento molto importante, perché consente ai ricercatori, agli esperti e ai pazienti HHT di incontrarsi e confrontarsi sui progressi nei vari aspetti che riguardano la malattia. Estremamente importante, perché solo lavorando assieme e promuovendo la condivisione delle conoscenze potremo arrivare a una cura definitiva della malattia. Non sarà immediata, ma questa è la strada.
Di seguito pubblichiamo la sintesi delle indicazioni emerse durante il Bee meeting, presentate nella Riunione Annuale dei Pazienti del 27 settembre dal Dott. Antonio Cerrone del Centro di Riferimento HHT di Crema.
La relazione originale può essere rivista sul sito www.hht.it – Riunione Nazionale HHT – 2025 (youtube timeline 03.39.37)
Introduzione
Il Bee Meeting è una conferenza biennale molto importante per i Centri HHT Europei, perché è una occasione per ricercatori e professionisti esperti di Teleangectasia Emorragica Ereditaria (HHT) di incontrarsi e di confrontarsi sul metodo diagnostico e sul trattamento di questa malattia.
Ho pensato di riportare in questa sintesi i concetti fondamentali come se fosse una visita ambulatoriale. E infatti ho appreso dai pazienti le domande più comuni che vengono poste.
La prima domanda più comune è
1. “Temo di avere l’HHT: come posso fare confermare o escludere questo timore?”
Dobbiamo fare un salto indietro di 25 anni, nei Caraibi, quando furono pubblicati I “Criteri di Curaçao”. Criteri clinici, che si basano sui segni più comuni della malattia, che sono:
a) la presenza di epistassi, spontanee e ricorrenti (nell’80% dei pazienti entro i 20 anni)
b) teleangectasie muco-cutanee, (naso labbra, orofaringe, polpastrelli)
c) malformazioni vascolari organiche (MAV polmonari, epatiche, cerebrali, gastrointestinali)
d) familiarità di 1° grado per HHT.
2. Ma cosa succede ai vasi di un paziente che presenta la teleangectasia emorragica ereditaria?
Sono stati citati alcuni dei geni più importanti che sono responsabili della malattia. In particolare l’ENG e l’ACVRL1, che sono responsabili del 90% dei casi di HHT e poi ancora SMAD4 e GDF2 presenti in pochi casi.
Questi geni sono coinvolti in un segnale che regola la formazione dei vasi sanguigni: Transforming growth factor (TGFβ) /Bone Morphogenetic protein (BPM).
L’assenza o l’alterazione di questi geni determina un difetto vascolare, per cui le arterie e le vene sono privi dei normali capillari interposti, ma sono collegate da formazioni vascolari alterate e fragili, che si rompono con molta facilità.
3. Allora perché fare anche il test genetico?
È una delle domande più frequenti che vengono fatte in ambulatorio: perché farlo, quando farlo?
Per vari motivi:
a. Per identificare la mutazione e consentire a) lo screening nei parenti che possono essere asintomatici b) i test genetici prenatali
b. Per confermare l’HHT nei casi sospetti senza i necessari criteri di Curaçao
c. per escludere definitivamente l‘HHT nei parenti che non hanno la mutazione causale della malattia.
4. Ho frequenti epistassi. Come posso curarle?
Le epistassi sono il segno principale dell’HHT: l’80% dei pazienti ha teleangectasie ed epistassi entro i 21 anni. La cura delle epistassi è stata schematizzata dal Prof Geisthoff come una piramide: si procede per gradi
1° linea: applicazione di soluzioni saline e unguenti nasali topici x 4 – 6 volte al giorno. Sono fondamentali per umidificare il più possibile il naso (es. rinopanteina) e prevenire le epistassi.
In caso di presentazione acuta, compressione nasale, tamponi nasali riassorbibili o autolubrificanti sembrano essere molto efficaci.
2° linea: Acido tranexamico (Ugurol o tranex) (anche se ultimamente difficili da reperire) per via orale
Per quanto riguarda le terapie ablative (trattamento laser, ablazione con radiofrequenze, elettrochirurgia e scleroterapia) è necessaria molta cautela e rivolgersi a centri altamente specializzati. Una terapia ablativa non adeguata può peggiorare il sanguinamento anziché risolverlo.
3° linea si utilizzano farmaci presi in prestito da altre discipline, come per esempio bevacizumab o tamoxifene o doxiciclina (proposta inizialmente per il sanguinamento gastro intestinale).
In casi molto, molto difficili, potrebbero essere indicati interventi molto invasivi come la chiusura nasale o la settodermoplastica, che raramente vengono proposti.
5. MAV polmonari. Come si diagnosticano?
Le MAV polmonari sono presenti nel 50 – 70% delle persone con la mutazione ENG e nel 20 – 30% delle persone con mutazione ACVRL1. Raramente danno sintomi respiratori e quindi sono ignorate dai pazienti e dai curanti. Ma possono determinare gravi complicazioni. Le più comuni sono infarto cerebrale, ictus ischemico, ascesso cerebrale.
Lo screening viene eseguito con l’ecodoppler con bolle. Quando il risultato è significativo con un grado 2 – 3 si esegue una Tc del torace senza mezzo di contrasto.
6. Ma se ho una MAV polmonare. Cosa devo fare?
I radiologi interventisti possono embolizzare l’arteriola che “nutre” la MAV quando ha dimensioni di 3 mm o più.
Il paziente sottoposto a embolizzazione viene controllato con una Tc con mezzo di contrasto dopo 6 – 12 mesi e successivamente dopo 3 – 5 anni. Sono in corso studi per verificare se questo follow up possa essere eseguito anche solo con l’ecocardiogramma con bolle: argomento molto interessante, che è stato discusso anche durante il Be meeting.
7. Ma se le MAV sono troppo piccole per essere trattate, come posso prevenire le complicazioni?
È importantissimo eseguire una profilassi antibiotica un’ora prima di ogni procedura non sterile (es. procedure odontoiatriche o interventi endoscopici) e mantenere una igiene dentale accurata.
8. MAV epatiche. Cosa comportano le MAV al fegato?
Le MAV epatiche rappresentano il cardine delle manifestazioni e dei sintomi che si possono presentare in corso di HHT. Infatti sono molto frequenti: sono presenti nel 41 -71% dei pazienti e i sintomi in genere compaiono dopo i 50 anni. È interessata per lo più la variante ACVRL1.
L’ecografia Doppler è la tecnica d’immagine di 1° linea nella popolazione HHT.
La gravità viene valutata con la classificazione Buscarini che consente di capire quando e come intervenire (il grado IV è associato a complicazioni).
Le MAV epatiche sono responsabile di sintomi importanti nel 25% dei casi. I sintomi più comuni vanno dallo scompenso cardiaco all’ipertensione portale.
Lo scompenso cardiaco è dovuto all’aumentato flusso di sangue dal fegato al cuore, che può provocare insufficienza cardiaca. L’ipertensione portale per un aumento significativo della pressione sanguigna all’interno della vena porta, che è uno dei vasi più importanti del fegato.
9. Ma se ci sono le MAV al fegato, cosa dobbiamo fare?
Se sono di grado 0, 1, 2 o 3 le controlliamo. Se sono di grado 4, grado severo e sintomatico, vanno trattate con la terapia medica.
Anche in questo caso, sono cure che vengono utilizzate in altre discipline.
Nel caso in cui il paziente dovesse peggiorare in maniera significativa, se prima dei 65 anni può essere proposto anche il trapianto del fegato. Dopo i 65 anni, viene proposto il bevacizumab, che, anche se gravato da effetti collaterali non trascurabili, può dare dei risultati significativi, soprattutto sulla funzionalità cardiaca pre e post trattamento.
10. Ho l’HHT. Perché devo controllare il cuore?
In realtà nell’HHT il cuore c’entra tantissimo. Si è parlato di scompenso cardiaco secondario a MAV epatiche, ma anche di ipertensione polmonare. L’aumento della pressione sanguigna all’interno dei vasi polmonari può essere determinato da due motivi. Il primo legato allo scompenso cardiaco; il secondo sembra dovuto a un rimodellamento primitivo del letto vascolare polmonare senza una causa cardiaca sottostante. (Test diagnostici ecocardiogramma e cateterismo cardiaco destro)
C’è poi la fibrillazione atriale, che nella maggior parte dei casi richiede una anticoagulazione.
Gli studi sono un po’ contrastanti. Dimostrano comunque che anticoagulanti e antiaggreganti, nella maggior parte dei casi, possono essere somministrati e i pazienti li tollerano. In casi particolari possono non essere tollerati. E in questi casi può avere un ruolo la chiusura percutanea dell’auricola sinistra che permette di evitare o contenere la terapia anticoagulante.
11. Anemia e sanguinamento digestivo.
Il caso tipico in ambulatorio è il paziente che dice: Dottore, ho una epistassi al mese e neppure abbondante: come mai sono anemico e ho valori di emoglobina molto bassi?
In una situazione simile, quando c’è una discrepanza fra perdita di sangue dal naso e anemia, dobbiamo pensare a un sanguinamento digestivo. Raramente è un sanguinamento manifesto. È piuttosto uno stillicidio cronico, una perdita cronica, che dura nel tempo. L’endoscopia consente una diagnosi accurata (nel 13 – 30% dei pazienti) e un trattamento efficace: lo studio condotto a Crema e pubblicato nel 2023 ha dimostrato risultati eccellenti ottenuti con la coagulazione con argon-plasma. (41/47 pazienti)
In seconda linea si possono utilizzare altre terapie mediche come octreotide, bevacizumab, ac. tranexamico, l’antibiotico doxaciclina. Sono tutti trattamenti che, proprio come un vestito sartoriale, vanno misurati accuratamente sul paziente.
12. HHT e Cervello
Nel corso del Bee Meeting sono stati esposti dei casi molto interessanti di coinvolgimento cerebrale. Pariamo di quelli più comuni.
Le MAV cerebrali costituiscono, comprensibilmente, un grande motivo di apprensione per il paziente HHT. Tuttavia le MAV cerebrali hanno un rischio molto basso di emorragia, che va dall’1% fino al 2 – 4% per anno. Gli studi si dividono su queste percentuali. Ma, per dirla in modo sintetico, hanno una incidenza molto bassa di emorragia. E quindi ci si pone la domanda se abbia senso screenare se ci siano MAV cerebrali, dal momento che non abbiamo una risposta certa sull’effettivo rischio di sanguinamento.
Invece, una novità molto interessante, esposta durante il Bee Meeting, sono i casi secondari all’accumulo di manganese nei gangli della base. Dobbiamo pensare ai gangli della base come a delle stazioni di controllo motorio del nostro cervello. Sembra che i pazienti che hanno MAV epatiche severe, non tutti, ma in alcuni è stato osservato, oppure i pazienti che hanno una carenza cronica di ferro, possano avere un accumulo cronico di manganese a livello dei gangli della base cerebrale. E, in relazione a questi depositi, sono stati osservati sintomi e segni quali tremori, disfunzione dell’andatura, problemi di memoria, difficoltà di concentrazione e depressione.
Sono comunque necessari altri studi per verificare l’incidenza esatta di questa sindrome secondaria all’accumulo di manganese.
13. Come affrontare l’anemia
Il 50% dei pazienti HHT è anemico. Per questo tutti i pazienti HHT in ambulatorio vengono stressati sulla carenza di ferro anche senza anemia. È importantissimo trattare la carenza di ferro anche in assenza di anemia, perché ha un peso molto importante sulla qualità della vita e può essere causa di affaticamento, mal di testa e compromissione della funzione neurocognitiva.
Bisogna trattarla sempre, trattarla con ferro per via orale a giorni alterni a una dose indicata di 80 mg.
Nei casi più gravi per via endovenosa e valutare i risultati della terapia dopo almeno 4 – 6 settimane.
14. Bambini
La maggior parte dei bambini è asintomatica e ha una vita normale. I sintomi si sviluppano infatti nella tarda infanzia.
Come valutiamo il nostro bambino per quanto riguarda l’HHT?
Innanzitutto, non è necessario fare un ecocardio con bolle se non nei casi sintomatici, che sono davvero molto rari. In questi casi, invece, bisogna avere un atteggiamento più aggressivo.
Il nostro atteggiamento, che ha dimostrato di essere efficace e sicuro, è quello di eseguire un attento esame clinico del bambino, che include una banale misurazione dell’ossigeno, una auscultazione; in alcuni casi viene proposta anche una rx del torace. È comunque fondamentale posticipare lo screening alla fine della pubertà, perché è in quella fase che si ha la maturazione completa di eventuali MAV polmonari.
Attualmente non ci sono evidenze per eseguire precocemente uno screening per MAV cerebrali, a meno che, ovviamente, il bambino non sia sintomatico.
Anche perché è stato visto che il rischio delle procedure neuroradiologiche è molto elevato rispetto al rischio di sanguinamento e di emorragie cerebrali nel bambino.
15. Gravidanza
Tutte le gravidanze HHT devono essere considerate ad alto rischio.
Questo vuol dire che è necessario un attento monitoraggio e una accurata informazione della paziente circa quali possono essere i sintomi e segni che devono preoccupare e richiedono un trattamento medico tempestivo.
Tutte le donne con HHT, quando è possibile, dovrebbero essere screenate e trattate per malformazioni vascolari polmonari prima della gravidanza. E anche per MAV epatiche. Le MAV polmonari vanno screenate e trattate prima della gravidanza perché possono avere un rischio di rottura e di emorragia polmonare. Se questo non è stato fatto, possiamo comunque tenere sotto controllo la paziente gravida monitorando la saturazione.
Le linee guida 2020 propongono in alcuni casi anche lo screening con ecocardio e Tc a bassa radiazione ed eventualmente il trattamento all’inizio del 2° trimestre.
Per quanto riguarda il fegato, abbiamo osservato molto raramente un coinvolgimento epatico severo nelle donne giovani – Le MAV epatiche si manifestano infatti soprattutto intorno a 48 – 50 anni-. In questi casi è stato visto che la circolazione iperdinamica, dovuta ai cambiamenti fisiologici della gravidanza, può peggiorare il sovraccarico cardiaco, di per sé determinato dall’ interessamento epatico severo, e provocare il peggioramento dello scompenso.
Le donne con HHT possono partorire anche con parto naturale. Ma per le donne che hanno avuto un episodio embolico prima della gravidanza è necessario fare due cose: evitare un 2° stadio prolungato: evitare quindi manovre, come la manovra di Valsalva, che sottopongono la donna a uno sforzo eccessivo.
È importante screenare l’anemia ogni mese. E, lo ribadisco ancora una volta, tutte le donne che hanno una MAV polmonare trattata o non trattata devono sempre fare la profilassi antibiotica.
16. Infine, una lezione dai nostri pazienti
Nonostante tutte le difficoltà, burocrazia, disguidi, liste di attesa, intoppi vari, che in Italia ci sono per tutte le malattie, non solo per l’HHT, è necessario costruire ponti fra pazienti e il centro esperto HHT.
Dobbiamo combattere tutto questo sempre con grandissima determinazione: messaggio per i pazienti, ma anche per i medici.
Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai Malati (Marcel Proust)
STORIA DI BENEDETTA (ed Angela)
Scrivo questa storia personale perché credo che potrebbe essere un contributo, ad esempio per una newsletter, che racconta una storia di come è spesso difficile giungere ad una diagnosi per una malattia che si scopre spesso per caso e definire un percorso terapeutico efficace sul quale anche il mondo medico offre soluzioni talvolta contradditorie e quasi casuali; di qui l’importanza di conoscere ed affidarsi a Centri di Riferimento, multidisciplinari che accolgano ed accompagnino i pazienti e le loro famiglie con competenza e metodologie scientifiche provate.
Ero presente sabato 27 settembre all’Assemblea annuale HHT a Crema. Ho sentito una domanda di chiarimento sulle MAV cerebrali e non ho avuto la presenza di spirito di chiedere la parola. Però adesso scrivo l’intervento che avrei voluto fare perché penso dia speranza a chi aveva posto quella domanda.
Non sono medico, non sono malata di HHT. Ho solo sposato un marito che ho poi scoperto ‘mutante’, seduto qui in prima fila ed avuto 3 figlie tutte con questa malattia rara. Uso termini da mamma, quindi.
Vi parlo della terzogenita. Nasce nel 1978 alla Clinica Mangiagalli di Milano. Le viene subito riscontrato un problema cardiaco. Seguita a Niguarda (MI) dal primario di Cardiologia Pediatrica Prof. Fancini. Digitale per qualche tempo, controlli ravvicinati, poi un tranquillo controllo annuale nello studio del Professore. Il cuore è più grosso di quel che dovrebbe, si ipotizza una cardiomiopatia: muscolo un po’ tarlocco che fatica a pompare. 1986 – Benedetta ha 8 anni. Dopo il controllo il Professore scherza con lei, le mette lo stetoscopio sul naso, sulla fronte, in testa … e sbianca! Sente un rumore che non dovrebbe esserci. Per la prima volta sento le parole “sindrome di Rendu Osler Weber” “malattia autosomica dominante”.
Dopo due giorni a Niguarda, viene fatta un’angiografia cerebrale alla bambina. La sera stessa il Prof.Scialfa e l’assistente dott.Scotti, neuroradiologi, ci ragguagliano. Benedetta ha una vistosa MAV cerebrale, una fistola arterovenosa grossa come una susina nell’emisfero destro, per fortuna abbastanza superficiale. Si capisce perché il suo cuore fosse più grosso del dovuto! Mandava il sangue su al cervello, il sangue non irrorava come doveva e ricadeva giù, sottoponendo il cuore a un super lavoro.
Ho stampate in mente queste frasi: “Qui c’è da fare un difficilissimo intervento chirurgico, con asportazione della parte di cervello che contiene la malformazione” e “Se avete i mezzi economici e culturali, andate dove noi impariamo”.
Mio marito parte per Toronto, in Canada, con le lastre dell’angiografia, accompagnato dalla sorella medico (ginecologa). Il parere di quei medici è che sì, l’intervento chirurgico si potrebbe fare, ma la bimba morirebbe di collasso cardiocircolatorio durante l’operazione. Ipotizzano la tecnica delle embolizzazioni. La lesione va chiusa gradatamente, meglio aspettare qualche anno in modo che i vasi della bimba che dall’inguine salgono al cervello, siano più grossi; il tessuto della MAV è di tipo venoso, non dovrebbe esserci rischio di emorragie immediate. Teniamo d’occhio la bambina che non sbatta la testa, al mare non la perdiamo di vista, potrebbe avere una crisi epilettica …
A questo punto inizia così, avendo un po’ di tempo a disposizione, la ricerca. Il Dott, Scotti, che diventerà primario di Neuroradiologia al H San Raffaele di Milano, diventa il nostro punto di riferimento. E’ lui che suggerisce nomi di professori conosciuti in convegni, su pubblicazioni scientifiche. Mio marito viaggia, incontra esperti (una volta ne incrocia uno in transito a Malpensa). “Quanti casi di questo tipo ha trattato?” “Con che tecnica?” e sempre alla fine “E se fosse sua figlia?”
Si prendono delle decisioni, si disdicono, si continua a cercare.
Il professore svedese usa un raggio che brucia la malformazione, ma il cervello è in crescita, cosa diventerebbe nel tempo quella bruciatura?
Il professore giapponese che opera in America è più convincente. Benedetta incomincia, con suo disappunto, a studiare inglese. Poi salta fuori il nome del Prof. Luc Picard, del CHRU (Centro Ospedaliero Regionale Universitario) di Nancy. E ci convince.
Va tenuto presente che a questo punto abbiamo dovuto decidere noi genitori. Metà degli esperti, dato che la bimba era totalmente asintomatica, sarebbero intervenuti solo se la bimba cadeva in coma o cose del genere. Noi ci siamo chiesti come sarebbe vissuta una ragazzina cui avremmo dovuto dire che aveva in testa una “bomba a mano” e, pensando al suo sviluppo psicologico, abbiamo rischiato e siamo partiti per Nancy.
Benedetta aveva appena iniziato la prima media. La cura è durata tutto il triennio delle medie, le embolizzazioni sono state molte. Due volte all’anno veniva ricoverata per una quindicina di giorni e ogni volta faceva più embolizzazioni. A parecchie delle prime embolizzazioni era presente il Prof. Scotti. Noi gli chiedevamo di salire da Milano a Nancy perché in caso di necessità una volta a casa ci tranquillizzava il fatto di poter portare la ragazzina da lui, che sapeva cosa le era stato fatto. E’ stato necessario, proprio alla fine, anche un intervento chirurgico col prof. Marchall. Il prof. Picard era mortificato, non era riuscito a chiudere perfettamente la fistola e temeva che il lievissimo flusso rimasto potesse ricrearla.
Benedetta ha un carattere meraviglioso che le ha permesso di vivere questa avventura senza troppi drammi. Si è sempre piegata a ciò che la realtà le metteva davanti, con semplicità. Noi si cercava di aiutarla, per esempio andavamo a vedere belle cose (indimenticabile la cena al ristorante sulla Torre Eiffel) prima di entrare in ospedale. Prezioso e commovente la vicinanza di mio suocero che ci ha sempre accompagnati. Tantissimi ci sostenevano con la preghiera.
In prima Liceo ultimo controllo a Nancy. Totalmente guarita!
Dopo la laurea in Lingue in Cattolica a Milano, Benedetta si è sposata. Ha voluto far vedere a suo marito Nancy, l’ospedale dove si era trovata bene, il professore che le aveva salvata la vita. Tornata incinta gli aveva posto la domanda “Posso partorire naturalmente?”. La risposta decisa del professore è stata in tre lingue “Oui, sì, yes”.
Benedetta ha partorito naturalmente due figli: Marina che ora ha 16 anni, Riccardo che ne ha 14. Entrambi con MAV, gestibili grazie a Dio.
PS Scoperta per caso la MAV cerebrale di Benedetta, abbiamo sottoposto a controlli la nostra secondogenita, nata nel 1975, che a differenza di Benedetta, soffriva spesso di mal di testa. Una bella MAV polmonare vicina al cuore! A Milano proponevano intervento chirurgico. Era il 1987… Dato che le MAV polmonari possono ripresentarsi (e questo si sapeva), abbiamo optato per un’altra strada, non condivisa dai medici milanesi. Angela è stata embolizzata in un’unica volta, con una spirale, dalla Dott. Kate Bool al Sick Children Hospital di Londra. Angela ha sorpassato la sorella nelle cure. Il suo intervento era più urgente perché potevano formarsi trombi e il cuore era lì a due passi…
Anche Angela è guarita. Si è laureata in psicologia, si è sposata ed è madre di cinque figli, quattro maschi e una femmina (dai 24 agli 11 anni), tutti nati con parto naturale. Tre di loro portatori di MAV, alcune già trattate con embolizzazioni a Niguarda e a Crema.
Avendo cinque figli, è stata Angela, nelle sue ricerche, a scoprire anni fa il centro di Crema della dott.ssa Buscarini. Grati infinitamente a questo Centro, auguriamo sia sempre un faro per tutte le persone “rare”.
Giovanna Regalia
Questa bellissima storia è interessante non solo per l’evoluzione positiva, ma anche perché ci racconta di determinazione e tenacia anche di fronte a eventi ad elevato impatto emotivo e a grandi ostacoli da superare per ottenere cure appropriate. Situazioni forse non alla portata di tutti. Ma è necessario considerare anche che la storia si svolge dai 30 ai 40 anni fa. Ci racconta del buio che c’era allora intorno alla malattia e dell’eccezionalità delle tecniche che allora cominciavano ad essere utilizzate in centri di altissimo livello. E ci dice anche del percorso che è stato fatto da allora sia per quanto riguarda la conoscenza e la gestione della malattia, sia per le tecnologie di trattamento che oggi sono riconosciute dai protocolli di diagnosi e cura dell’HHT disponibili anche in molti centri di eccellenza italiani.
Andrea Giacomelli
RICORDATI DI….
UN NUOVO FARMACO PER LA TELEANGIECTASIA EMORRAGICA EREDITARIA (HHT)
Condividiamo con grande piacere ciò che ci ha comunicato il Professor Guido Manfredi
Carissimi,
siamo orgogliosi di condividere con voi questo enorme risultato per Crema:
eravamo vincolati fino ad oggi all’embargo imposto dal new England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica esistente per la ricerca clinica. È oggi un grande onore e una grande gioia annunciarvi che grazie alla ricerca effettuata da sette centri nel mondo tra cui il nostro centro HHT di Crema, che anzi è stato uno dei due centri coordinatori, vedono oggi la luce i dati sulla sicurezza e l’efficacia del primo farmaco dedicato specificatamente all’HHT. I risultati di questo studio aprono le porte ad un nuovo ed entusiasmante filone di ricerca clinica sull’Engasertib e i farmaci che ne deriveranno.
Tutta la nostra immensa riconoscenza per questo risultato che è una pietra miliare nella cura di questa condizione genetica va ai pazienti che hanno accettato di partecipare allo studio e a tutti i ricercatori del nostro centro che con grande sacrificio hanno portato a termine uno studio estremamente impegnativo durato due anni.
Grazie per il sostegno.
Guido
Prof. Guido Manfredi, MD, PhD
National Scientific Habilitation as Associate Professor of Gastroenterology
Direttore
Dipartimento Area Internistica
U.O.C. Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva
HHT European Reference Centre VASC-ERN
ASST CREMA – Ospedale “Maggiore” di Crema


Un nuovo farmaco per la teleangiectasia emorragica ereditaria (HHT)
L’utilizzo di Engasertib nel trattamento dell’HHT deriva dall’osservazione di una paziente che assumeva un farmaco analogo per il trattamento del tumore al seno, che ha notato un crollo verticale delle sue epistassi.
Su questa base si è passati alla verifica in vitro dell’efficacia di questo farmaco sull’AKT* ed è stato confermato che effettivamente si ottiene una inibizione di questa proteina e una efficace rimodulazione dell’angiogenesi.
L’azienda VADERIS**, produttrice del farmaco, ha proposto quindi uno studio randomizzato in doppio cieco multicentrico internazionale per valutare la sicurezza e l’efficacia del farmaco.
Così fu pianificato lo “STUDIO CLINICO VAD044 negli adulti con teleangiectasia emorragica ereditaria (HHT)”.
Lo studio doveva rispondere a una serie di quesiti: se Engasertib è un farmaco ben tollerabile, se si verifica una significativa riduzione delle epistassi, il miglioramento dell’emoglobina e del patrimonio di ferro, cosa succede alle telangiectasie (che ci si aspetta si riducano in numero e dimensione), cosa accade della qualità della vita delle persone sottoposte a questo trattamento.
Hanno partecipato allo studio 7 centri: il Centro di Crema e quindi 1 centro in Olanda, 1 in Belgio, 1 in Spagna, 2 centri negli Stati Uniti e 1 in Canada. Mi sembra giusto sottolineare che il Centro di Crema, con la Prof.ssa Elisabetta Buscarini, ha svolto un ruolo fondamentale nell’ideazione, nella promozione e nel coordinamento del progetto.
Per lo studio sono stati reclutati 75 pazienti, con epistassi significativa e anemia da cronica carenza di ferro.
Dopo un periodo di osservazione, i pazienti idonei sono stati assegnati a uno dei tre bracci, che erano: 1) placebo, 2) una dose da 30 mg, 3) una dose da 40 mg per 3 mesi. Quindi seguirti per un periodo di sorveglianza.
Durante il periodo di osservazione e per tutta la durata dello studio sono state registrate le epistassi e la loro durata (con una app molto intuitiva scaricabile sul cellulare).
Lo studio, iniziato nel luglio del 2022, è stato concluso con un risultato molto lusinghiero.
Infatti, in tutti i centri che hanno partecipato allo studio, il trattamento con Engasertib è stato associato a una riduzione della frequenza e della durata dell’epistassi e il profilo di sicurezza è risultato simile a quello del placebo.
Oggi, 27 novembre 2025, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine, che è la più prestigiosa rivista medica del mondo.
È un traguardo molto importante perché questa pubblicazione sancisce che esiste un farmaco studiato appositamente per il trattamento della Telengiectasia Emorragica Ereditaria e, per di più, che è un farmaco efficace e ben tollerato.
Tuttavia, prima dell’approvazione da parte dell’AIFA e dell’EMA*** e della commercializzazione, il protocollo di ricerca prevede ancora una fase (Fase 3) di sperimentazione su una popolazione più estesa, per una ulteriore conferma dei risultati dello studio VAD044, a tutela di tutti i pazienti: il farmaco, ancora per un po’, non sarà prescrivibile al di fuori di un progetto di ricerca.
Andrea Giacomelli
*AKT è una proteina che si trova nel citoplasma delle cellule e ha un ruolo chiave nell’angiogenesi perché regola la rimodulazione vascolare.
Nelle persone con HHT e deficit di ALK1 o endoglina, c’è una iperattivazione della AKT nelle cellule endoteliali, che determina una angiogenesi patologica. Engasertib è un farmaco orale che inibisce l’AKT ripristinando, si presume, una angiogenesi normale.
** VADERIS Therapeutics AG, società di biotecnologie che si dedica allo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie rare come l’HHT.
*** AIFA: Agenzia Italiana del Farmaco; EMA: European Medicines Agency
36a MARATONA TV DI FONDAZIONE TELETHON
Partecipazione tra il pubblico
Riceviamo dalla Fondazione Telethon questa e-mail, che volentieri condividiamo
Carissime Associazioni in Rete,
ci si avvicina a dicembre e anche alla 36esima edizione della maratona televisiva di Fondazione Telethon sulle reti Rai: una partnership nata per dare voce alle persone e alle famiglie che si trovano ad affrontare una malattia genetica rara e per portare nelle case degli Italiani l’impegno di Fondazione Telethon nella ricerca scientifica.
Dal 13 al 21 dicembre 2025 daremo risalto alle storie di pazienti e all’importanza nel sostenere la ricerca per costruire un futuro.
Anche quest’anno avremo la possibilità di invitare persone tra il pubblico durante le dirette che si svolgeranno a ROMA, presso gli Studi Televisivi Fabrizio Frizzi (ex DEAR) di Via Nomentana 833 nelle seguenti giornate/orari:
- venerdì 19 dicembre: dalle 13.00 alle 17.00 (diretta a partire dalle 14)
- sabato 20 dicembre: dalle 09.00 alle 12.20 (diretta a partire dalle 10.10)
- sabato 20 dicembre: dalle 11.30 alle 16.30 (diretta a partire dalle 12.30)
- sabato 20 dicembre: dalle 18.30 alle 20.30 (diretta a partire dalle 19.40)
- domenica 21 dicembre: dalle 13.50 alle 17.00 (diretta a partire dalle 14.50)
Se qualcuno di voi fosse interessato a partecipare tra il pubblico (partecipazione riservata esclusivamente ai MAGGIORENNI) in una o più di queste date, vi chiediamo cortesemente di inviarci una e-mail ENTRO l’8 dicembre 2025 indicando:
- Nome e cognome della persona partecipante
- Luogo e data di nascita
- Codice Fiscale
- Recapito telefonico
- Giorno e fascia oraria in cui si vorrebbe partecipare
- Eventuali esigenze legate a disabilità/difficoltà motorie (uso di carrozzina, stampelle, deambulatore…)
Invieremo una e-mail di conferma – fino a esaurimento posti – alle persone che potranno partecipare, con indicazioni precise di giorno e orario entro la metà di dicembre.
Segnaliamo che ad oggi non disponiamo ancora della programmazione definitiva del palinsesto, che sarà definito sotto data. Come sempre, lo comunicheremo non appena possibile.
In ogni caso, il palinsesto sarà sempre consultabile sul sito www.fondazionetelethon.it
Vi chiediamo cortesemente di darne notizia alle famiglie della vostra Associazione e di sostenerci tramite i vostri social network!
Un caro saluto a tutti voi.
Associazioni in Rete di Fondazione Telethon

CONFERENZA EUROPEA SULLE MALATTIE RARE
Il prossimo ECRD – Conferenza europea sulle malattie rare e i medicinali orfani (ECRD) – si terrà il 3 e 4 giugno 2026 a Praga e avrà come titolo “Malattie rare in un’Europa in evoluzione e competitiva: definire politiche per rispondere ai bisogni insoddisfatti delle persone affette da malattie rare”.
È il più grande evento europeo di definizione delle politiche sulle malattie rare, guidato dai pazienti.
Riunendo persone affette da malattie rare e sostenitori dei pazienti insieme a decisori politici, rappresentanti del settore sanitario, medici, enti regolatori e funzionari degli Stati membri, EURORDIS sfrutta la forza di questa rete unica per promuovere politiche orientate a migliorare la vita delle persone affette da malattie rare e delle loro famiglie.
Si prevede che l’ECRD 2026 riunirà oltre 500 partecipanti a Praga, a cui si aggiungeranno oltre 300 partecipanti online. Grazie al suo formato ibrido, la conferenza offrirà una piattaforma senza pari per la connessione e la collaborazione, consentendo ai partecipanti dell’intera comunità delle malattie rare di scambiare conoscenze, condividere esperienze e costruire partnership.
Il programma coprirà un’ampia gamma di argomenti politici, tra cui lo sviluppo di terapie, la diagnosi tempestiva e accurata, i progressi nell’assistenza olistica, l’assistenza sanitaria specialistica, le valutazioni delle tecnologie sanitarie e la salute mentale.
L’ECRD 2026 segnerà anche l’avvio di un processo multilaterale per sviluppare un Piano d’azione europeo per le malattie rare. Attraverso un dialogo aperto, i partecipanti contribuiranno a definire una tabella di marcia che definisca priorità, struttura, governance, finanziamenti e meccanismi di attuazione condivisi.
Per approfondire:
https://www.rare-diseases.eu/
E’ Natale…
Il Natale quest’anno ci porta anche questo dono:
L’engasertib è il primo farmaco studiato appositamente per il Trattamento della Telangiectasia Emorragica Ereditaria; efficace e ben tollerato.
È una speranza e un auspicio per tutta la comunità HHT pazienti, medici e ricercatori.
L’augurio che questo farmaco sia un nuovo punto di partenza per la ricerca; la speranza che una cura efficace e definitiva sia più vicina.
…Arriva il Santo Natale, in un mondo desideroso di pace.
L’augurio è ben espresso da un pensiero di mons Luigi Giussani
“Noi sappiamo quanto gli uomini del nostro tempo cerchino anche inconsapevolmente un luogo in cui riposare e vivere rapporti in pace, cioè riscattati dalla menzogna, dalla violenza e dal nulla in cui tutto tenderebbe altrimenti a finire. Il Natale è la buona notizia che questo luogo c’è, non nel cielo di un sogno, ma nella terra di una realtà carnale. “












